|
Legambiente Patti per il Provvidenza
Continua l'impegno di Legambiente Patti per la rinaturalizzazione del torrente Provvidenza. Lettera al Comune di Patti.
“Per noi recuperare il torrente Provvidenza significa restituire al paese un ambiente naturalisticamente pregevole, creare una via verde tra mare, centro storico ed entroterra, realizzare una sentieristica che unifichi Patti con i paesi limitrofi, predisporre stazioni di “sosta” dove intrecciare natura, cultura, storia e anche prodotti locali”. Scende decisamente in campo, il gruppo Legambiente di Patti, che da tre anni lotta per recuperare dal degrado questa fiumara, che rappresenta anche una risorsa per la città, inviando una lettera all’amministrazione comunale, nella quale mette in evidenza lo scarso impegno del comune nel prevenire il formarsi di tale degrado evitando principalmente di vietarne l’accesso indiscriminato. “Il tassello iniziale di questo percorso è stata la ripulitura del torrente che era fino a qualche mese fa un susseguirsi ininterrotto, tra S. Antonio e il ponte Provvidenza di minidiscariche, principalmente di materiale edile di risulta. Grazie al nostro interessamento nel 2009 il torrente è stato inserito nel piano di riqualificazione della Protezione civile. Ci sono stati ritardi ma, grazie alla Protezione civile che ha realizzato e pagato il grosso dei lavori, e noi volontari che abbiamo rifinito l’alveo con parecchie giornate di impegno diretto, si è riusciti ad ottenere un risultato encomiabile. Esiste un punto però su cui è impossibile tacere: non riusciamo ad ottenere la chiusura degli accessi, condizione essenziale perché nel giro di poco tempo, come già sta succedendo, tutto non ritorni come prima. Su questo problema stiamo assistendo ad un penoso e intollerabile balletto tra Protezione civile, da noi più volte sollecitata, e Comune di Patti che, nella persona dell’assessore all’urbanistica, non vuole sentirne parlare in quanto, a suo parere, “il Provvidenza è come un cantiere aperto”… della Protezione civile ovviamente. Precisiamo che la questione ha le sue radici in un conflitto più generale che vede da un lato le amministrazioni locali (soprattutto province, a cui tocca la gestione delle aree demaniali fluviali) e dall’altro la Protezione civile (ovvero il governo centrale). Un conflitto ben rappresentato dal dibattito che sta emergendo tra la necessità della prevenzione, e quindi del buon governo locale, che a Patti non si persegue, e l’operare del governo centrale imperniato su uno stato di perenne emergenza. Perciò chiediamo all’amministrazione di intervenire per chiudere gli accessi anche nel modo più banale possibile, in modo da non vanificare un percorso che non ha più soltanto un significato naturalistico, ma di democrazia. Più volte abbiamo ascoltato dichiarazioni di consiglieri comunali che affermano che non un euro deve essere sprecato; bene è il momento di dimostrarlo: non sprechiamo 50.000 euro e tante giornate del nostro lavoro per vanificare un sogno possibile”.
Condividi
[La riproduzione di questo articolo è consentita al patto di citarne la fonte.] |