Lezioni tenute al CAM di zona 6 di Milano da A. Fornasier.
Ciclo di 6 incontri-dibattito sul tema:
Donne famose e… non, dall’antichità ai nostri giorni.
Conclusioni.
Nel momento in cui la filosofa Simone de Beauvoir concentra la sua attenzione sulle donne e su di loro si interroga, traduce il suo progetto intellettuale in quel saggio che è ormai divenuto famosissimo “Il secondo sesso“: vi trapela la sua tensione di filosofa e studiosa delle donne nell’affermazione “DONNA NON SI NASCE, DONNA SI DIVENTA“. Per dimostrarlo, ripercorre le varie fasi della storia dell’umanità mettendo in luce la costante posizione subalterna della donna.
Per sintetizzare, citerò solamente alcune affermazioni famose, di uomini famosi:
Pitagora: ”C’è un principio buono che ha creato l’ordine, il bene e l’uomo, e un principio cattivo che ha creato il caos, le tenebre e la donna.”
Aristotele: ”dobbiamo considerare il carattere delle donne come naturalmente difettoso e manchevole.”
Platone ringraziava gli dei per due favori ricevuti: il primo era che l’avessero creato libero, il secondo era che l’avessero creato uomo e non donna.
S. Tommaso: ”la donna è un uomo mancato, un essere occasionale”. Proprio questo vuol simboleggiare la storia della Genesi, in cui Eva appare ricavata da un osso in soprannumero di Adamo.
Al giorno d’oggi nessuno oserebbe più fare affermazioni di questo genere, ma è pur vero che persiste ancora in molti la convinzione, non pubblicamente dichiarata, di una certa qual inferiorità femminile.
Le più consistenti conquiste delle donne si sono avute nel corso del secolo appena trascorso e soprattutto nella seconda metà di esso: durante la guerra le donne hanno dovuto sostituire gli uomini che erano al fronte o che erano morti, lavorando nei campi e nelle fabbriche, quindi fuori della casa, fianco a fianco con altre donne, rendendosi così conto di essere importanti, quando non necessarie; ancora più evidente è stato il loro contributo all’attività degli uomini durante la Resistenza.
Questo le ha portate, finito il conflitto, a pretendere di essere protagoniste nella società e padrone del proprio destino, esse hanno così ottenuto miglioramenti importanti, ma per certi aspetti la loro posizione è ancora quella della subalternità.
Il mondo appartiene agli uomini, è foggiato da loro, è a loro misura e la donna per ottenere il riconoscimento di un qualche diritto deve lottare, a volte a lungo e duramente.
In ogni caso si tratta di ottenere, ricevere, le viene concesso…significa che l’uomo si considera il centro, il soggetto all’interno della società, mentre la donna è l’altro di cui si è costretti a tener conto il meno possibile.
Ma se l’uomo considera la donna come l’altro, è pur vero che trova in lei una complicità profonda: la donna non rivendica se stessa in quanto soggetto, perché esperimenta il necessario legame con l’uomo, senza porre la reciprocità e perché spesso si compiace nella parte dell’altro.
Per capire questo atteggiamento occorre ripercorrere non tanto la storia dell’umanità, quanto la formazione individuale dell’essere-donna e dell’essere-uomo. Per questo, a conclusione del ciclo delle lezioni si invita alla lettura de “Il secondo sesso” di Simone De Beauvoir, che riassume della donna i vari aspetti psicologici e sociologici, intrecciandone le implicazioni.
Antonietta Fornasier