Home  Chi Siamo  Note Legali  Contattaci  Area Riservata         Ricerca  
Attualità Politica Cronaca Ambiente Cultura e Spettacoli Sport Tecnologia TG Ulisse

Agenda Eventi

Gallerie Fotografiche

Podcast Audio

Podcast Video

Dal 3 all'8 marzo: sei donne che hanno lasciato un segno.
Settimana delle donne: Simone de Beauvoir, filosofa francese.


Se con la Repubblica del 2° dopoguerra le donne italiane ebbero l’uguaglianza e la parità dei diritti scritti nella Costituzione italiana, la strada dell’attuazione fu molto più complicata. Si trattava di emanare leggi e di modificare mentalità ancorate saldamente al fascismo o a religiosità ormai troppo retrive; ne nacque un movimento che divenne popolare negli anni ’70, che dilagò dall’ Europa nel Mediterraneo e S. De Beauvoir fu la più nota delle sue guide teoriche.
Nello stesso periodo presso le popolazioni costiere mediterranee si verificarono significativi rivolgimenti politici, economici e di costume che anche attraverso l’apertura all’istruzione, portarono le donne alla conquista di nuove forme di vita, puntando sullo sviluppo delle loro capacità espressive e di lavoro, messe a dura prova anche in seguito a massicce migrazioni.
Donne arabe scrittrici, spregiudicate e disinibite, capaci di affrontare i temi più incisivi e disparati della loro cultura, smentiscono quel pregiudizio europeo che le ha ristrette entro la questione del velo, e si sono avviate a comunicare una loro dimensione narrativa a tutto tondo in cui “il desiderio femminile di libertà s’intreccia alla difesa orgogliosa della propria cultura”.
Queste scrittrici (i best-sellers sono già tradotti in molte lingue) ci fanno assistere a un incrocio di destini individuali e di trame storiche, a un mondo arabo di cui ci offrono uno spaccato di problematica esistenziale giovane, attualissimo e internazionale. Esse tracciano in stile ironico e brillante uno stereotipo maschile che travalica le frontiere regionali per estendersi concentricamente a tutto l’occidente. Tutte raccontano di vite in lotta che hanno stigmatizzato e distrutto definitivamente l’isolamento e il disprezzo che connotarono la vita di Penelope, come affreschi che si richiamano a nonna Simone de Beauvoir.
Le opere delle scrittrici arabe sono pubblicate in Italia da tutti gli editori (collane dedicate di Giunti e di Epochè); alcuni nomi famosi sono Sahar Khalifah, Fatema Mernissi, Elvira Dones, Assia Djebar, Ghada Abdel Aal, Leila Marouane, Ornela Vorpsi.


Lezioni tenute al CAM di zona 6 di Milano da A. Fornasier.
Ciclo di 6 incontri-dibattito sul tema:
Donne famose e… non, dall’antichità ai nostri giorni.
Sesta lezione.
SIMONE DE BEAUVOIR, filosofa.

E’ una delle maggiori figure della letteratura francese contemporanea e anche una delle personalità che più hanno determinato l’apertura di problematiche nuove, il formarsi di un costume, di un mondo.
Nata in una famiglia dell’alta borghesia conservatrice e bigotta, è vissuta nei suoi primi anni in un mondo lustro e ordinato, dove ogni cosa aveva il suo posto e il suo nome; questo mondo sarà sconvolto dalla prima guerra mondiale e Simone, appena uscita dalla fanciullezza, comincia ad intravvedere i pregiudizi meschini, l’avidità, le ipocrisie e gli egoismi che si celano sotto la sua superficialità.
Comincia allora la sua lotta per strapparsi ai vincoli d’un monopolio spirituale ed intellettuale che l’ha irretita fin dalla nascita; è un processo di liberazione che si compie al prezzo di dolorose lacerazioni.
Gli anni della Sorbona e della Normale, quei templi della cultura laica aborriti dal suo ambiente, la porteranno negli spazi aperti della libera critica: qui incontrerà personaggi di spicco della intellettualità francese, qui incontrerà J.Paul Sartre, Queuneau, Camus, Simone Weil.
Eserciterà l’insegnamento a Marsiglia, Rouen e infine a Parigi, dove chiuderà la sua carriera di docente per diventare scrittrice a tempo pieno.
Attenta agli avvenimenti culturali e politici di quegli anni, durante il nazismo condivide con Sartre la breve esperienza del gruppo di resistenza “Socialismo e Libertà “.
Finita la guerra, entra a far parte del comitato di redazione della rivista “Les Temps Modernes “.
Molti elementi della sua vita privata si ritrovano nei suoi romanzi, da “I Mandarini “a “Una donna spezzata “e “La cerimonia degli addii “…
Donna dalla forte personalità, su di lei molto si è detto e molto si è scritto; lei stessa racconta: ”di me sono state create due immagini. Sono una pazza, un’eccentrica, una dissoluta…passo tutta la mia vita fra i libri o a tavolino, sono tutta cervello…Nulla impedisce di conciliare i due ritratti, l’essenziale è presentarmi come una anormale. Il fatto è che sono una scrittrice: una donna scrittrice non è una donna di casa che scrive, ma qualcuno la cui intera esistenza è condizionata dallo scrivere; è una vita che ne vale un’altra, i cui fini si possono giudicare stravaganti solo se di essa non si capisce niente.”
Per Simone, infatti, narrare, esprimersi, condividere le proprie esperienze è indispensabile; in qualsiasi forma letteraria ci si racconti, i significati che si sprigionano sono ricadute sul modo di essere, di vivere di ciascuna di noi, è un contributo al pensiero dell’altro e dell’altra.
Con questo spirito occorre avvicinarsi alla sua produzione narrativa: il romanzo “I Mandarini “, per esempio, ci parla della Parigi dell’immediato dopoguerra ma ci racconta anche di lei e dei suoi sentimenti e dei sogni infranti.
L’ambiente è quello degli intellettuali di sinistra che si ritrovano, alla fine della guerra, a fare i conti con il proprio passato recente e con un presente che risulta meno entusiasmante di quanto non si fosse sperato: hanno tutti “agito insieme“ perché l’obiettivo era contrastare i nazisti, ora questo obiettivo è stato raggiunto ed essi all’improvviso si accorgono che il loro stato d’animo non è di sola gioia per la libertà riconquistata: c’è il grande vuoto lasciato da quanti hanno perso la vita, compagni a fianco dei quali avevano combattuto, nomi, volti, parole ancora ben presenti.
I morti sono un fardello ben pesante da portare!
Il romanzo si apre con la festa di Natale a casa di Perron, è il primo Natale nella Parigi liberata; c’è voglia di divertirsi, bere, mangiare, cantare, ballare, voglia di buttarsi il passato alle spalle, ma la festa ha un sapore amaro: ora siamo liberi, ma liberi per fare che cosa? Per andare dove?
C’è da costruire un futuro credibile, che dia un senso alla lotta che si è combattuta e che giustifichi le molte morti che questa lotta ha prodotto.
Henri Perron appartiene alla borghesia, quella borghesia illuminata che aveva scelto la sinistra, perché l’ingiustizia la indignava, perché considerava che tutti gli uomini fossero fratelli: durante la guerra aveva lottato fianco a fianco con operai, contadini, professori e aveva considerato di nessuna importanza la differenza di classe.
Ora la guerra è finita e c’è il pericolo, per lui, di trasformarsi in un borghese indifferente, il che significherebbe tradire i compagni che sono morti per la causa comune, cioè la costruzione di una società di eguali.
Per questa ragione ritiene suo dovere occuparsi di politica, ma ci sono nel suo animo forti resistenze: egli è uno scrittore e tale vorrebbe rimanere, vorrebbe scrivere un romanzo, allegro, divertente, simpatico, la politica invece non ha alcun fascino, è fatta di riunioni, conferenze, incontri dove si parla, si parla…e dove si è costretti ad accettare compromessi.
La sua creatura è L’ESPOIR, un giornale che ha la pretesa di essere una voce libera da compromissioni, ma ben presto si accorge che senza un sostegno finanziario non può andare avanti, nonostante la buona volontà dei suoi collaboratori e gli sforzi messi in atto da tutti, così dovrà cederlo a chi ne farà uno strumento politico.
Al ritorno dal suo viaggio in Portogallo fatto in qualità di giornalista, il dilemma si ripresenta più che mai vivo: di che cosa devo scrivere, della bellezza del tramonto sul Tago e delle luci che vi si riflettono? ma non ci si può divertire a descriverle, quando si sa che illuminano una città che muore di fame, e la gente che muore di fame non è un buon pretesto per fare delle frasi.
Quale posto ha la letteratura in questo preciso momento? Scrivere di sé ha ancora senso? ci può ancora essere una letteratura intimistica o di puro svago o di solo piacere per lo scrittore ?
La scrittura deve essere “impegnata “, scrittura di denuncia di quanto non va bene? Devo scrivere della repressione che il regime di Salazar porta avanti brutalmente in Portogallo, per esempio, o di questo dopoguerra che sembra aver ucciso tutte le speranze che ci avevano sostenuto durante i terribili anni nei quali si era combattuto per uno scopo che ci sembrava grande?
Queste domande si intrecciano con le vite private dei protagonisti: per Henri è la fine di un rapporto d’amore durato dieci anni con una donna, che non vuole accettare questa fine e si racconta frottole, per ingannare se stessa.
Dubreil ed Anne sono una coppia unita da un grande amore e anche da interessi comuni e richiama il rapporto tra Simone e Sartre, Nadine è la loro figlia, in rivolta contro la madre e contro il mondo intero, mortalmente ferita dalla morte del giovane Diego, di cui si era innamorata e che è stato ucciso dai nazisti. Attorno a loro tutto un mondo di intellettuali, scrittori, giornalisti, gente del “bel mondo” salottiera, su cui si posa l’occhio critico della scrittrice.
Analoga critica si ritrova negli altri romanzi e soprattutto nella sua autobiografia, ma è nell’ultimo suo scritto che il tono si fa dolente; il 14 aprile del 1986 muore Jean Paul Sartre, il compagno della sua vita e Simone scrive in La cerimonia degli addii “La sua morte ci separa. La mia morte non ci riunirà. E’ così; è già bello che le nostre vite abbiano potuto accordarsi per un così lungo tempo “.
Ed è stato veramente un accordo di vita, di pensiero, di lotta comune, di interessi culturali e in questo accordo, non esclusivo né totalizzante, c’era posto anche per altri affetti, per altri amori, quale quello che la unisce allo scrittore Nelson Algren conosciuto durante un suo viaggio negli Stati Uniti.
Modello di coppia aperta, si direbbe oggi, e a questo modello il femminismo degli anni settanta si è spesso rivolto: non sappiamo se e quanto sia stato problematico per loro due portarlo avanti, ci piace pensarli uniti e le parole che Simone pronuncia in occasione della morte di Sartre ci sembrano la sintesi più bella e più intensa delle loro vite.

Antonietta Fornasier

Condividi

[La riproduzione di questo articolo è consentita al patto di citarne la fonte.]

Scritta in - Cultura e Spettacoli - da Franca Sinagra  il 08/03/2010 alle ore 6.59.17 ed è stata letta 81 volte. ..

..
Testata Giornalistica registrata al Tribunale di Patti (ME) - Decreto N.ro 204 del 03/12/2007
Direttore Responsabile: Luigi Ialuna
Editore: Associazione di Volontariato COMUNITAINFORMA - © 2007 - 2010 Tutti i diritti riservati.
Tel. 329/5930959 -  347/1280054  e-mail: redazione@ulissenews.org