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Sorpresa: La raccolta differenziata funziona
Da alcuni mesi l’AtoMe1 ha avviato un serio tentativo di raccolta differenziata. Il neo presidente ne ha sottolineato l’utilità. Ma c'è un buco nero di tre anni.
La gestione dei rifiuti nell’Ato Me1 riserva sempre sorprese, soprattutto agli utenti chiamati a pagare bollette piuttosto salate. L’ultima novità in ordine di tempo però è buona: da qualche mese è stata avviata la raccolta differenziata nei comuni più grossi e si è scoperto che la cosa funziona. Proprio in questi giorni, è stato addirittura organizzato un “Tour Press” per mostrare alla stampa come funziona il servizio. Secondo il neo Presidente, cui va il merito di questa operazione-trasparenza, la raccolta differenziata consente di abbattere la quantità di rifiuti da conferire in discarica e quindi di ridurre le bollette. Tutto giusto, da tempo qualcuno lo predicava nel deserto. E del resto la Legge lo prescrive (ma va là....), in altre regioni si fa così da anni, le precedenti gestioni dell’Ato avevano perfino avviato campagne di comunicazione per spiegarlo ai cittadini. Ma se è vero com’è vero che la raccolta differenziata conviene, vien da chiedersi perché non si è fatto prima, negli anni scorsi. Proviamo a ricostruire la vicenda per capirci qualcosa. Nel 2005, all’avvio della sua gestione, l’Ato Me1 aveva in effetti avviato la raccolta differenziata porta a porta. Nei comuni più piccoli in modo quasi totale, in quelli più grossi partendo dal centro abitato. L’idea su era affermata quasi subito. Nei piccoli comuni collinari si sono subito registrate alte percentuali di raccolta differenziata, nei comuni costieri le famiglie avevano aderito di buon grado al nuovo sistema. In ciò aiutate da un buon senso civico e dalla aspettativa di contribuire a rendere più efficiente e più economico il servizio. Verso la fine di luglio del 2006, però, la raccolta differenziata porta a porta venne inspiegabilmente abbandonata nei comuni costieri. A Capo d’Orlando, intervenne un’Ordinanza del Sindaco appena eletto, Enzo Sindoni, a stroncare la modalità del porta a porta e ad imporre il ritorno ai cassonetti stradali. Un articolo della Gazzetta del Sud del 29 luglio 2006, riportò la notizia col titolo “Promessa mantenuta, tornano i cassonetti”. Il contenuto dell’articolo spiegava i motivi, riconducibili al fatto che “la mancata collaborazione dei cittadini ed una cultura alla raccolta differenziata che non c'è, hanno determinato il fallimento dell'esperimento del "porta a porta" e così in questi mesi la città, come mai prima, è stata piena di discariche abusive.” Per più di tre anni, dunque, l’Ato Me1 è rimasta abbondantemente al di sotto delle percentuali minime di raccolta differenziata prescritta dalla Legge, nonostante il contratto di servizio col gestore ne prevedesse la progressiva crescita. Fatte salve modeste quantità di categorie merceologiche (carta, vetro, plastica), la maggior parte dei rifiuti è stata raccolta in modo indifferenziato, con minore impegno di manodopera, e trasportata in discarica per lo smaltimento. Il contratto di servizio copriva il costo della raccolta predeterminato, mentre il trasporto e lo smaltimento in discarica veniva fatturato a parte. In sostanza, l’Ato Me1 si è ritrovata a sostenere i maggiori costi di trasporto e smaltimento in discarica dei rifiuti indifferenziati ed a prestare un servizio di bassa qualità, molto distante dagli standards nazionali, e di riflesso gli utenti hanno dovuto sopportare bollette più elevate. Nelle ultime settimane, dopo l’elezione del nuovo consiglio di amministrazione, l’annuncio di una svolta necessaria. Resta il buco nero degli ultimi tre anni, nel corso dei quali gli utenti si sono caricati qualche milione di euro per spese di trasporto e conferimento in discarica cher potevano essere evitate.
Articolo Gazzetta del Sud del 29 luglio 2006
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