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La Confessione
Il sindaco durante la conferenza stampa svela i veri motivi della demolizione dell’antenna della Vodafone: per il mio amico e fratello Melo Acefalo.

“(…) Il fatto che accanto a questo ripetitore vivesse un amico, e Melo Acefalo è più che un mio amico, è quasi un fratello per me, è stato, per me, un motivo in più”.
Queste parole, pronunciate dal sindaco Enzo Sindoni durante la conferenza stampa del 27 ottobre scorso, costituiscono una “confessione”: l’abbattimento dell’antenna, avvenne per fare un favore all’amico fraterno Melo Acefalo, dopo che la moglie aveva da poco acquistato una villetta in località Certari.
Finalmente, dopo tante parole al vento, occultamenti e le polemiche, il sindaco Sindoni ha tranquillamente ammesso il vero motivo che ha spinto il comune di Capo d’Orlando ad ingaggiare un furibondo corpo a corpo con la compagnia di telefonia mobile esponendo le casse comunali al rischio di un maxi risarcimento milionario:  tutto è stato fatto per un favore all’amico Melo Acefalo.
Sindoni, nel corso della conferenza stampa, ha pure rivendicato come un merito il modo sbrigativo in cui ha agito, anche se questo comportamento è stato definito nelle sentenze dei giudici “arbitrario, contrario ai principi della buona amministrazione, non rispettoso degli ordini del Tribunale”.
Ma, ormai siamo abituati. Al sindaco Sindoni le pesanti censure dei giudici del TAR di Catania non pesano, avendo lui una concezione della giustizia, della legalità, tutta sua, e che molto spesso non coincide con quella delle leggi dello Stato.
Se a 3 metri dal tuo balcone montano un traliccio di 12 metri, a me non interessa se tu sei mio amico o sei mio nemico, a me interessa che quel traliccio non può essere montato. E quindi se tu ti lamenti con me, io vengo e lo demolisco perché sono il Sindaco di Capo d’Orlando, ed ho fatto una cosa legittima”. E, ovviamente, il metro di giudizio della legittimità è quello suo e non quello dei Tribunali.
Il fatto che Sindoni sia il Sindaco di Capo d’Orlando non significa, infatti, che sia pure “legittimato” a fare quello che vuole, a comportarsi in modo arbitrario, contrario ai principi della buona amministrazione e a non rispettare gli ordini del Tribunale. Anzi, dovrebbe essere proprio al contrario. Ma come si sa, a Capo d’Orlando, da una decina di anni a questa parte, vige una legge parallela a quella ufficiale, vige la legge imposta dal sindaco-sceriffo Sindoni a cui tutti, a quanto pare, si sono adeguati, anche quegli organi dello Stato che, invece, la Legge la dovrebbero far rispettare a tutti, compreso al Sindaco Sindoni.
Ci chiediamo perché il Sindaco Sindoni aveva poco tempo prima autorizzato la Vodafone ad installare “a 3 metri dal balcone un traliccio di 12 metri”? Forse perché  Melo Acefalo non abitava ancora la villetta?
Ripercorrendo le date degli avvenimenti, sembrerebbe proprio di si.
Il 2 settembre del 1999, la società di telefonia mobile Omnitel ottiene l’autorizzazione edilizia per l’installazione di una antenna di telefonia mobile, in località Catutè (A.E. n. 201/99).
Un mese dopo, avviene l’acquisto della villetta da parte della moglie di Melo Acefalo, e precisamente l’11 novembre 1999.
Otto giorni dopo l’acquisto, il 19 novembre 1999, il Sindaco emana l’ordinanza n. 213, la prima di una lunga serie di provvedimenti di sospensione dei lavori (otto per la precisione) in quanto – si legge nell’Ordinanza – “da accertamenti tecnici risulterebbero superati nel territorio comunale gli indici di radiofrequenza compatibili con la salute umana”. Dunque nulla a che vedere col balcone, né poteva essere, trattandosi di materia civilistica devoluta alle convenzioni tra le parti.
Infatti, nell’atto di acquisto, nella parte riguardante la descrizione dei confini dell’immobile, si legge: “Fabbricato di cui sopra, strada comunale, restante terreno di proprietà parte venditrice concesso in locazione alla società “Omnietl Pronto Italia S.p.A.”, terreno di proprietà Russo ed altri, altro terreno di proprietà parte venditrice”. Quindi, l’amico del sindaco al momento dell’acquisto non solo sapeva che in quel posto doveva sorgere un impianto di telefonia mobile, ma era anche a  conoscenza del fatto che la società telefonica aveva già ottenuto l’autorizzazione del Comune di Capo d’Orlando, circostanza della quale avrà tenuto conto nella determinazione del prezzo.
Perché, ci chiediamo, nulla è stato fatto in tutti questi anni per abbattere l’inquinamento elettromagnetico in località Semaforo
, dove sorge una miriade di antenne e dove, nel frattempo che il Sindaco era impegnato a difendere gli interessi del suo amico Melo Acefalo, sono stati installati nuove impianti? I cittadini che abitano nei pressi delle antenne del Semaforo, tutti quelli di Via della Fonte, sono cittadini di Serie B? Cosa hanno di diverso dell’amico fraterno del sindaco Sindoni, Melo Acefalo? Forse la differenza consiste nel fatto che non fanno parte del Team impegnato a raccogliere i contributi che spontaneamente commercianti ed imprenditori offrono alla squadra del cuore del Sindaco?
Mai come in questo caso la malafede è stata così evidente, anzi addirittura certificata dallo stesso sindaco Sindoni. Il quale, come accade nelle ricostruzioni eccessivamente fantasiose e creative, finisce per farsi sfuggire la verità che sta alla base della faccenda: per favorire l’amico ha strumentalizzato anche la salute dei cittadini prendendo a pretesto le emissioni elettromagnetiche e fa pagare il prezzo della sua amicale devozione alla collettività. Come? Impelagando il Comune in un contenzioso che lo ha visto soccombere con Sentenza definitiva e che lo costringe ora a ripiegare su di un accordo che obbliga il Comune a concedere tre installazioni al posto di una. Stando sempre alla illustrazione del Sindaco. Ma non è difficile supporre che l’accordo contempli il risarcimento del danno emergente.

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[La riproduzione di questo articolo è consentita al patto di citarne la fonte.]

Scritta in - Politica - da Enzo Bontempo  il 01/11/2009 alle ore 14.08.46 ed è stata letta 504 volte. ..

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