Home  Chi Siamo  Note Legali  Contattaci  Area Riservata         Ricerca  
Attualità Politica Cronaca Ambiente Cultura e Spettacoli Sport Tecnologia TG Ulisse

Agenda Eventi

Gallerie Fotografiche

Podcast Audio

Podcast Video

Terremoto: esorcizzare o prevenire
La comunità scientifica da anni ha indicato la Sicilia orientale, ed in particolare Capo d’Orlando, come teatro di un evento catastrofico.

 
Il drammatico terremoto che ha interessato l’Abruzzo suona come un campanello d’allarme anche per noi. E’ infatti noto a tutti che serissimi studi scientifici ritengono assai elevate le probabilità che, nel breve periodo, un evento sismico distruttivo si verifichi nella nostra zona.
L’ex ministro della Protezione Civile Giuseppe Zamberletti, presidente della Commissione Grandi Rischi, in una intervista rilasciata in questi giorni ha ricordato che “la Sicilia orientale è come la California per gli Stati Uniti. Lì si aspetta il Big One, il grande terremoto. Qui da noi il Big One atteso è quello della Sicilia Orientale. Se si verifica provoca 50 mila vittime”, con l’aggravante che ''in Sicilia i morti potrebbero essere molti di piu' rispetto alla cifra indicata nel 1984, anche perché – ha spiegato l’ex Ministro - non mi risulta che in questi ultimi 25 anni sia stato fatto qualcosa per attenuare i danni che potrebbe provocare il rischio sismico''.
Il terremoto è un evento naturale certamente terribile ma con il quale molte popolazioni, come quelle giapponesi o californiana, hanno imparato a convivere limitando i danni grazie ad una accorta opera di prevenzione.
Là dove, invece, la prevenzione è assente od insufficiente anche scosse di modesta entità finiscono con l’arrecare morte e devastazione.
Prevenire i danni significa rendere meno vulnerabile il nostro territorio, ossia preparare le strutture civili e le popolazioni ad affrontarlo: l’adeguamento sismico delle costruzioni, l’informazione, la predisposizione di un paino di protezione civile costituiscono i passaggi decisivi di un’adeguata azione di prevenzione.
In Italia dal terremoto dell’Irpinia del 1980, questa accorta opera di prevenzione non c’è stata, anzi in questo lasso di tempo si sono fatti ben tre condoni edilizi su scala nazionale, più altre sanatorie emanate da singole regioni, “sanando” per legge edifici realizzati senza regole.  Cioè si è fatto l’opposto di quello che doveva fare un Paese come l’Italia cui gran parte del suo territorio è stato classificato a rischio sismico.
In Abruzzo, la terra tremava da circa 5 mesi, quindi era da mettere in conto la probabilità di una scossa più forte di quelle che da mesi erano avvertite quasi quotidianamente da cittadini. Come dire, si doveva temere e preventivare il peggio, quindi agire di conseguenza. Se in questi cinque mesi, come è ovvio, non si poteva più far nulla per mettere in sicurezza gli edifici, si potevano fare però tante altre cose, come ad esempio l’elaborazione di un Piano di Emergenza e di conseguenza organizzare esercitazioni, prove di evacuazione coinvolgendo i cittadini ; oppure predisporre delle aree attrezzate per ospitare tende e prefabbricati, cioè l’a,b,c della protezione civile.
Oggi in Abruzzo, paradossalmente, sono arrivate le tende, sono arrivati i prefabbricati e le cucine da campo, ma queste attrezzature non possono essere utilizzati perché mancano le aree attrezzate con acqua, luce e scarichi per le acque reflue, costringendo così migliaia di persone ancora terrorizzati scampati ai crolli delle abitazioni, a distanza di una settimana, a vivere sulle macchine, esattamente come avvenne dopo il terremoto in Irpinia  nel 1980. Insomma, dal terremoto del 1980 dell’Irpinia ad oggi non si è fatto nessun passo avanti.
Ma non solo: tra gli edifici crollati o resi inagibili, ci sono la sede della Prefettura e l’Ospedale della città, cioè due posti strategici in caso di calamità naturali, per coordinare i soccorsi e curare i feriti scampati alla morte. Insomma siamo all’Anno Zero.

Benché il territorio di Capo d’Orlando sia stato individuato come il probabile epicentro di un evento sismico distruttivo, le questioni connesse al rischio sismico ed alla protezione civile sono rimaste allo stato di semplici enunciazioni, di discussioni astratte ed accademiche; poco o nulla di concreto è stato fatto in termini di prevenzione dei rischi: la maggior parte degli edifici pubblici non è adeguata alla normativa antisismica , la popolazione non è informata dall’esistenza di un Piano di Emergenza comunale e non saprebbe come comportarsi in caso di emergenza sismica, mancanze imputabili ad una sottovalutazione del problema da parte dell’amministrazione comunale cui è devoluta la responsabilità di organizzare il piano di protezione civile.
Alla luce della gravità del problema, che trova riscontro negli allarmi lanciati dalla comunità scientifica e da altri autorevoli esponenti come l’ex ministro Zamberletti, appare incredibile come l’amministrazione comunale non assuma la prevenzione sismica come una priorità assoluta, quanto meno con lo stesso livello di attenzione che presta alla promozione di spettacoli e feste, alla proposizione di improbabili progetti futuristici che in ultima analisi sortiscono l’effetto di far dimenticare, di esorcizzare, emergenze reali come quelle connesse il rischio sismico.
Ed è in situazioni così drammatiche come il terremoto che oggi ha colpito l’Abruzzo, appare ancora più grave l’aver ridotto nel PRG l’area destinata ad attrezzature per la Protezione Civile per fare posto ad una fabbrica di cemento.


Condividi

[La riproduzione di questo articolo è consentita al patto di citarne la fonte.]

Scritta in - Attualità - da Enzo Bontempo  il 11/04/2009 alle ore 19.12.20 ed è stata letta 446 volte. ..

..
Testata Giornalistica registrata al Tribunale di Patti (ME) - Decreto N.ro 204 del 03/12/2007
Direttore Responsabile: Luigi Ialuna
Editore: Associazione di Volontariato COMUNITAINFORMA - © 2007 - 2010 Tutti i diritti riservati.
Tel. 329/5930959 -  347/1280054  e-mail: redazione@ulissenews.org